IL CARTEGGIO (racconto di Monica Portatadino)


I fogli sono volati via, sparsi qua e là sul prato. Mi ostino a tenere la finestra aperta, mi piace l’odore del temporale d’estate.

Mi sono rifugiata così in alto per sfuggire al monotono, incontenibile caos della vita.

Pensavo ad una forma di solitudine quasi eremitica; un tempo indefinito di raccoglimento monastico.

Ho vagato con lo sguardo sulle pagine bianche per ore. Poi è stato tutto chiaro, ho iniziato a scrivere di getto, veloce, una riga dopo l’altra.

Ti racconto della mia nostalgia di un’infanzia breve, dell’adolescenza che ci ha viste artefici di un incontro casuale e illuminante. A vicenda ci siamo accudite, rimproverate e rallegrate.

Ti scrivo delle nostre conquiste da adulte come se tu ne fossi totalmente ignara. Di quelle notti di dicembre chiuse in casa a bere lacrime per un amore perduto. “Meglio così” dicevi tu, “Ne morirò” ti gridavo sull’orlo della disperazione.

La penna scorre senza sosta, l’inchiostro è prosciugato le pagine si ribaltano una sull’altra come liberate da catene esistenziali.

Trovo una matita in un cassetto e continuo , così come ho fatto per i vent’anni successivi all’ultima volta che ci siamo parlate. Ho chiuso i nostri ricordi da qualche parte.

La carriera sai….le riunioni, i viaggi, gli amori sbagliati. Non ho avuto tempo è rimasto tutto dove l’ho lasciato in un angolo dimenticato a riempirsi di polvere  e indifferenza.

L’incidente, la convalescenza, troppo tempo assente dalla “società”; la gente ha fretta rischi di rallentarli; la solitudine ti riempie fino alla punta dei piedi.

Allora sono fuggita quassù, dove noi abbiamo avuto inizio, dove il cielo si tocca sollevando le braccia e si respira aria leggera. Ho portato con me ogni cosa di noi, ho sollevato il coperchio all’improvviso, ti ho cercata con affanno e speranza.

Poi le parole hanno iniziato a prendere vita propria, fiumi di sillabe e consonanti. Ti ho confessato ogni cosa con umiltà e rimorso. Piccole ali bianche lievitano verso la valle sospinte da raffiche a intermittenza, come alleggerite da un peso sopportato troppo a lungo.

Un lampo squarcia il cielo grigio ed una scarica mi colpisce all’improvviso accecata dal bagliore resto immobile, sei di nuovo qui, con me, dentro di me. Sono di nuovo io…..”