RIEMERSA (racconto di Monica Portatadino)


Furono i suoi occhi verdi ad ammaliarla!

Era inverno,  dalla finestra un manto ghiacciato ricopriva il giardino e la piccola fontana. Marta era particolarmente euforica, oggi era per lei un anniversario importante. Ricorreva il quinto anno della sua seconda vita.

Come era sua usanza, aveva chiesto un giorno di ferie e stava giocando con Dusty, il piccolo essere peloso di casa, un gatto europeo dal pelo rossiccio particolarmente vivace, ma altrettanto affettuoso. Lo aveva preso con sé dal gattile comunale era stato subito amore.

Inavvertitamente Dusty fece cadere il portafoto sul tavolino e d’istinto Marta si portò le mani al viso. Solo una frazione di secondo era bastata a rovinarle il buon umore.

Era arrabbiata con sé stessa che una simile stupidata avesse il potere di spegnerle il sorriso. La mente fece un salto temporale, si ritrovò nel suo passato e il dolore le chiuse di nuovo lo stomaco, esattamente come allora.

Aveva conosciuto Cristiano, quando entrambi erano adolescenti ad una partita di calcio amatoriale tra gli amici del bar che frequentavano entrambi, anche se in due gruppi differenti.

Lui le aveva sorriso e lei era rimasta catturata dal suo sguardo. Troppo timida per fare qualsiasi cosa, si era limitata a guardare la punta delle scarpe, mentre le guance erano in fiamme. Le cose andarono così per qualche tempo, lui mandava dei segnali, lei fingeva di non vederli.

Finalmente Cristiano, ruppe il ghiaccio, un giro in vespa lungo il fiume con gli altri, l’avrebbe portata lui! Senza casco (allora non si usava). I capelli di Marta erano lunghi, molto lunghi e di un rosso scuro un po’ particolare, mentre procedevano per ultimi rispetto agli amici, volavano disordinatamente sul suo viso.

All’improvviso Cristiano, fermò la moto e senza dire nulla si girò a baciarla, lei rimase per un attimo in silenzio, quasi immobile poi ricambiò con la poca malizia di quell’età.

Gli anni trascorrevano velocemente, la scuola era terminata, si erano diplomati, Marta aveva trovato lavoro in città, Cristiano no, lui non voleva padroni, sognava e spendeva in grande ed era contrariato dal fatto che lei dovesse fare la pendolare. Iniziarono i primi litigi, lei stava quasi sempre in silenzio, lui gridava e si incattiviva.

In compagnia lui era sempre saccente, contrario ad ogni iniziativa, con opinioni opposte a chiunque e non accettava che si potesse pensarla diversamente. Lei lo giustificava, “non trova un lavoro adeguato”, “è stanco di stare dai suoi”, “nessuno lo ascolta”. Allora ci pensava lei ad ascoltarlo, si sedeva assistendo ai suoi monologhi dove sputava sentenze e accusava lei di essere donna e, quindi, facilitata nel lavoro potendo avvalersi di altre doti…..

Una sera, era ottobre, lei provò a dirgli quello che pensava, lui non emise un suono, ma picchiò un pugno contro la vetrata di un negozio e la scaraventò giù dal marciapiede. Era sconcertata e si sentiva in colpa, non avrebbe dovuto ferirlo….Tornò a casa triste, si mise a letto….era l’inizio della sua fine.

Le cose tra di loro si erano ormai posizionate su livelli differenti, lei si sentiva stupida e inadeguata e lui decideva ogni cosa,  quando uscire, dove andare, come vestirsi, come chiamare il cane.

Marta iniziò ad avere un senso di insicurezza profondo, non era tranquilla nemmeno quando apparecchiava la tavola, perché poteva aver dimenticato qualcosa e questo avrebbe generato discussioni e la cena sarebbe finita nei rifiuti.

Cristiano aveva creato intorno a loro il vuoto, nessuno li cercava più. Con lei continuava questa alternanza tra violenza psicologica  e gesti di “amore”, regali, sorrisi, scuse…

Un mattina lei si guardò allo specchio, l’ennesimo livido stava per sparire, ma quella persona riflessa chi era? Gli occhi scuri erano due antri neri, su un viso quasi cadaverico, aveva sempre l’emicrania  e odiava i suoi vestiti. Chiunque fosse quell’immagine riflessa non era lei! Piangendo si appoggiò alla finestra che aveva sbarre virtuali e gridò con tutta la voce che ancora le restava “ADESSO BASTA!!!!”.

Iniziò poco alla volta a sostenere lo sguardo di Cristiano, a spostare i soprammobili come le aggradava, riprese a guidare; la guerra era iniziata. Cristiano era sempre più arrabbiato, le gridava bestemmie e offese di ogni genere. Non perdeva occasione per dirle quanto poco valesse senza di lui. Poi la voleva, per fare pace…lei si sentiva stuprata.

Non ne poteva più! Ormai evitava di stare nella medesima stanza con lui e appena si addormentava sgattaiolava in salotto e chiudeva a  chiave la porta, per sicurezza ci metteva davanti una sedia. Una notte esasperato dall’atteggiamento di Marta, mentre lei faceva la solita fuga notturna la prese alle spalle e le fece sbattere la testa contro uno spigolo. Marta era atterrita, il cuore stava scoppiando, la paura la paralizzò….solo per un attimo. Qualcosa successe e con tutta la forza fece cadere la libreria e corse in  strada, in pigiama prese l’auto e iniziò a guidare per ore fino al mattino…….

Non rimise mai più piede in quella casa, era inorridita da ciò che era diventata, l’ombra di sé stessa, morta dentro a soli 28 anni.

Cristiano non le diede tregua  prima furono lettere di scuse e giuramenti d’amore che lasciava nella posta dei suoi genitori. Poi inviti a cena, suppliche fuori dal posto di lavoro di Marta……Ovviamente gli altri vedevano solo questo, una donna impietosa, indifferente alla sofferenza di un uomo.

Lei no, lei vedeva solo una specie di carnefice, negli occhi di lui vedeva solo orrore. E la violenza riesplose improvvisa quando Cristiano si rese conto che non aveva più alcun potere su di lei.

Pedinamenti, appostamenti, minacce, danni all’auto…..non c’era una legge a difenderla….così Marta fece l’unica cosa che poteva, ogni volta che lui la seguiva arrivava con l’auto davanti alla caserma dei carabinieri ed attendeva che lui sparisse. Talvolta non rientrava a casa per notti intere.

Passarono cinque anni di puro inferno, fatti solo di casa, lavoro e solitudine, una solitudine infinita che rimbombava sulle pareti creando un’eco sinistro. Poi lui trovò una degna compagna, mentalmente fuori controllo, la sua anima gemella e sparì dalla vita di Marta all’improvviso.

Di lei era rimasto ben poco, anche i lineamenti si erano induriti, si era trasformata in una combattente per spirito di conservazione e per amor proprio. Sono trascorsi altri cinque anni ed ora è qui, seduta a terra con Dusty  che le lecca la mani e strofina il  piccolo muso sulle sue nocche. Marta raccoglie i vetri e con calma si prepara un caffè, con zucchero di canna…..come piace a lei.